Il conto alla rovescia è (quasi) finito.
Dopo anni di annunci e rinvii, Google Chrome eliminerà definitivamente i cookie di terze parti entro fine 2025. Un cambiamento che riguarda il 65% della navigazione globale e che segna la fine di un’era per il marketing digitale basato su tracciamento e profilazione.

Ma cosa succede al targeting, alla misurazione e alla personalizzazione quando i cookie spariscono? E come possono prepararsi i brand e le aziende?

Benvenuti nel futuro cookieless.

Cookie di terze parti: un recap veloce

I cookie di terze parti sono piccoli file salvati nel browser dell’utente da domini diversi da quello visitato, spesso per tracciare comportamenti a fini pubblicitari.

Sono lo strumento principale con cui:

  • le aziende seguono l’utente da un sito all’altro

  • misurano le conversioni multi-touch

  • costruiscono audience e lookalike per le campagne social e display

Ma sono anche al centro di un lungo dibattito su privacy e trasparenza, accelerato da regolamenti come GDPR e ePrivacy.

Perché Google li sta eliminando?

Dopo che Safari e Firefox hanno già bloccato i cookie di terze parti, Google Chrome ha annunciato la transizione graduale nel 2024, fino alla rimozione totale nel 2025. L’obiettivo è offrire un web “più sicuro e rispettoso della privacy” – ma senza compromettere del tutto la pubblicità personalizzata.

La soluzione proposta da Google?
Privacy Sandbox: un insieme di API che consente targeting e misurazione aggregata, senza identificare direttamente l’utente.

Chi rischia di più?

Il cambiamento impatta soprattutto:

  • Inserzionisti che si basano su retargeting e lookalike audience

  • Team marketing che leggono i dati di performance tramite pixel e cookie

  • E-commerce che personalizzano offerte e promozioni in base al comportamento cross-site

Secondo Deloitte, oltre il 70% delle aziende B2C non si sente ancora pronta al futuro cookieless.

Le alternative possibili (e sostenibili)

Il mondo senza cookie richiede un cambio di paradigma. Ecco alcune strade già praticabili:

1. First-party data (dati proprietari)

Newsletter, account utente, comportamenti sul sito, CRM: i dati raccolti direttamente dall’utente sono la nuova moneta del marketing etico.

Se non stai ancora investendo in strategie di raccolta first-party data, è il momento di farlo.

2. Contextual advertising

La pubblicità basata sul contenuto della pagina (non sull’utente) sta vivendo un ritorno. Meno invasiva, più coerente e rispettosa della privacy.

3. Modelli predittivi e coorti aggregate

Strumenti come Google Topics o modelli probabilistici permettono di segmentare senza tracciare. Non più utenti singoli, ma gruppi con interessi comuni.

4. Consent management e UX

Un’esperienza di consenso trasparente e rispettosa aumenta la fiducia e migliora la qualità dei dati raccolti.

Cosa possono fare oggi le aziende

  1. Audit dei sistemi attuali: quali strumenti usano cookie di terze parti? Quanto dipendi da essi?

  2. Potenziamento del first-party data: moduli, eventi, community, loyalty.

  3. Investimento in contenuti di valore: per fidelizzare e raccogliere dati in modo organico.

  4. Sperimentazione di nuove piattaforme: adtech più sostenibili e privacy-first.

Conclusione

Il tramonto dei cookie di terze parti non è la fine del marketing digitale, ma l’inizio di una nuova era fondata su fiducia, consenso e qualità dei dati.I brand che sapranno adattarsi, investire in tecnologie etiche e relazioni dirette con gli utenti, avranno un vantaggio competitivo reale e duraturo.

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